martedì 26 giugno 2007

Miyamoto Musashi e i 19 precetti del "Dokko-do"

Il Dokko-do, generalmente tradotto La Via che bisogna percorrere da soli, è un elenco di 19 precetti tradizionalmente attribuito a Shinmen Musashi-no-kami Fujiwara-no-genshin, meglio noto come Miyamoto Musashi (qui accanto raffigurato in un ritratto del XVII secolo con due bokken, spade di legno). Ferocissimo e leggendario samurai, vissuto fra il 1584 e il 1645, quindi sostanzialmente operante nel Giappone dell'epoca Togukawa (1603-1867), quando nasce e si diffonde una cultura guerriera influenzata dalle correnti filosofiche neoconfuciane e del Buddhismo, precipuamente Zen, Musashi è una singolare figura di asceta-guerriero, la cui inquieta vita, errabonda e solitaria, fatta di duelli personali, cruente uccisioni e battaglie campali, non venne pur tuttavia mai meno al tenace perseguimento del Do, la Via verso l'Illuminazione. E fu intorno ai 50 anni che il Nostro conseguì il Satori, appunto l'Illuminazione del Buddha che egli volse allora magistralmente al di fuori dell'ars dimicandi, distinguendosi come raffinato e poliedrico artista: fu infatti calligrafo, pittore, forgiatore di tsuba (else di spada), poeta e saggista, le cui opere sono a tutt'oggi Tesoro Nazionale del Giappone. Qualcuno ha detto di lui che "fu uomo vissuto nel sistema, ma non per il sistema". E' famoso nel mondo occidentale soprattutto per un celeberrimo saggio, il Gorin-no-sho, solitamente tradotto Il libro dei cinque anelli (edito in Italia - fra gli altri - da Mondadori 1993), una sorta di asciutto, essenziale, pregnante manuale di autoperfezionamento, applicabile a qualsiasi settore o attività, tanto da esser stato subito un best-seller negli U.S.A., e da venire altresì adottato come libro di testo in Germania nei corsi di formazione per manager.
Ma vediamo i 19 precetti del Dokko-do (trad. dal giapponese di Cesare Barioli):
- Non contravvenire all'immutabile Via
- Evita i piaceri del corpo
- Sii assolutamente imparziale
- Non avere desideri
- Non avere interessi
- Non invidiare gli altri
- Non rattristarti nelle separazioni
- Resta esente da rancori e animosità
- Non avere desiderio d'amore
- Non avere preferenze
- Non ricercare la comodità personale
- Non concederti lussi
- Non possedere oggetti preziosi
- Non ritenere false credenze o superstizioni
- Non spendere denaro se non per la spada
- Dedicati totalmente alla Via, incurante della morte
- Anche nella vecchiaia, disinteressati al possesso
- Rispetta gli dei, ma non pregarli
- Non lasciare mai la Via di Heiho.
Dai suddetti precetti si può facilmente evincere, quanto meno, perché io non potrò mai essere un novello Musashi!!!

sabato 23 giugno 2007

Mimnermo, Frag. I Diehl

ΤΙΣ ΔΕ ΒΙΟΣ ΤΙ ΔΕ ΤΕΡΠΝΟΝ ΑΤΕΡ ΧΡΥΣΗΣ ΑΦΡΟΔΙΤΗΣ;
ΤΕΘΝΑΙΗΝ ΟΤΕ ΜΟΙ ΜΗΚΕΤΙ ΤΑΥΤΑ ΜΕΛΟΙ
ΚΡΥΠΤΑΔΙΗ ΦΙΛΟΤΗΣ ΚΑΙ ΜΕΙΛΙΧΑ ΔΩΡΑ ΚΑΙ ΕΥΝΗ·
ΟΙʼ ΗΒΗΣ ΑΝΘΕΑ ΓΙΓΝΕΤΑΙ ΑΡΠΑΛΕΑ
ΑΝΔΡΑΣΙΝ ΗΔΕ ΓΥΝΑΙΞΙΝ·
(Metro: distico elegiaco)
Traduzione libera:
Che vita è mai, quali delizie senza più Amore?
Meglio morire che rinunciare
ai turbamenti d’una segreta amante, ai dolci doni, al letto,
di gioventù muliebre e virile
sospirati fiori…

venerdì 22 giugno 2007

I giardini nel...Giardino

Sono stato ieri (giovedì 21 giugno per la cronaca) a visitare a Firenze, Giardino di Boboli, la mostra "Il giardino antico da Babilonia a Roma. Scienza, arte e natura".
Promossa, tra gli altri, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e sapientemente allestita nei locali della settecentesca Limonaia del Boboli su progetto dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, la mostra offre un interessante ed esaustivo excursus relativo a nascita, sviluppo, organizzazione e funzione del "giardino" nell'antichità, percorrendo una parabola storica ideale dall'Egitto antico fino all'età di Roma imperiale. Lungo il percorso espositivo, i vari reperti iconografici, scultorei, architettonici, letterari, di varia derivazione cronologico-geografica, contestualizzano o esemplificano le singole fasi didascaliche esplicitate mediante pannelli esplicativi, ed integrate attraverso appositi approfondimenti multimediali e riproduzioni con modelli funzionanti (specialmente utili per mostrare il funzionamento di opere di ingegneria idraulica). Nella suggestiva cornice del giardino del Boboli, a completamento della mostra, su due spazi verdi prospicienti la Limonaia, sono stati ricostruiti a grandezza naturale due giardini pompeiani, il giardino della Casa dei Vettii e quello della Casa dei Pittori al Lavoro. Per informazioni e una rappresentazione on-line della mostra, segnalo i due seguenti link:

http://brunelleschi.imss.fi.it/giardinoantico/indice.html

martedì 19 giugno 2007

Ma non bastavano i domiciliari?

Era l'ora... Erich Priebke, il mostro celato dietro l'apparentemente innocuo aspetto di anziano e distinto signore, è stato rimesso agli arresti domiciliari... Quando la condanna all'ergastolo gli fu commutata in questi ultimi, io fui fra quelli che trovarono giusto il provvedimento, come atto umanitario in considerazione dell'età e delle relative garanzie ed agevolazioni che la Giustizia, uguale per tutti e doverosamente non Vendetta, offre... Certo, un atto umanitario suona alquanto strano verso chi di umanità ne ha dimostrata ben poca, non solo come giovane ufficiale tedesco, ma anche da ultimo, quando mai ha dimostrato pentimento, mai s'è in qualche modo ravveduto, mai ha evidenziato rimorso, chiesto perdono... Ma la clemenza, come la compassione, è prerogativa solo delle grandi anime, dei grandi uomini, quindi non c'è da meravigliarsi che non appartenga ad un soggetto quale Herr Priebke... E del resto, la condanna aveva un valore piuttosto epidittico, di principio, un atto dovuto di giustizia postuma per gli innocenti trucidati alle Fosse Ardeatine e le loro famiglie... Però, la concessione ultima del lavoro presso lo studio del suo avvocato, mi è parsa un provvedimento veramente eccessivo e privo di qualunque giustificazione, finanche umanitaria o garantista... Quindi, bene ha fatto chi lo ha ricacciato dove deve stare, ché già è una sistemazione che, di per sé, neppure si meriterebbe...

domenica 17 giugno 2007

SERATONA!!!

Bene, bene, bene... Ieri serata scoppiettante: c'era il gruppo, c'era la voglia di stare insieme, suonare insieme, divertirsi e fare divertire!!! Il pubblico non era numerosissimo, ma questo è fisiologico nel fine settimana di questi periodi, con il caldo e le belle giornate... Quelli presenti, complice sicuramente qualche cocktail in più, erano in buona parte su di giri e si sono lanciati in pista trascinati dall'irresistibile sound della disco-dance anni '70, dal groove dei classici dell'epoca... Ora di inizio 00.00 spaccate, e via non-stop per quasi tre ore di musica rigorosamente live (abbiamo finito di fare l'ultimo brano alle 02.45 circa). Come al solito, Marcello, il gestore del locale, è rimasto contento e c'ha proposto un'altra data, il 4 agosto, da confermare perché c'è chi di noi - beato lui - forse all'epoca sarà già con le chiappette al sole!!! E siccome siamo esagerati, abbiamo pure eseguito un fuori programma, del tutto improvvisato lì per lì: un pezzo a richiesta di Vasco Rossi, uno di quelli da antologia, Vita spericolata, che non è manco venuto accio accio, e che comunque ha fatto di sicuro alzare le nostre "quotazioni" nelle simpatie di pubblico e gestore!!!Un grazie ideale a tutti gli amici che sono intervenuti, specie quelli più aficionados... Alla prossima!!!

LA FAVOLA DI MARIO

C’era una volta una bambina che aveva un cappuccetto rosso e, per questo, era chiamata Mario.
Un giorno la mamma disse a Mario: “Siccome oggi in casa c’è un casino che non ti dico, perché il tu’ babbo è andato a cerca’ i funghi e ha lasciato tutto in ballo, oggi a portare da mangiare alla nonna, che ‘un si sente punto bene, ci vai te e senza fiatare, ‘ntesi?”.
Mario rispose: “Ma mamma, devo finire il pokerino al computer!!!”.
La mamma tirò un coltello da cinghiale a Mario, il quale allora capì che quel giorno era meglio non scherzare, perché la mamma era nervosa (il babbo infatti non aveva trovato nessun fungo).
Così, suo malgrado ubbidì: prese il panierino, salutò la mamma, che rispose con un grugnito, e si incamminò per il viottolo nel bosco.
Non aveva fatto due passi che la mamma lo richiamò per dirgli se aveva preso il fazzoletto, se aveva fatto la pipì e di non prendere roba dagli sconosciuti, di non montare sui motorini e di stare attento al lupo cattivo (in fondo la mamma voleva bene a quel coso).
Mario si addentrò nel bosco: il sentiero era pieno di fiori e così, mentre camminava si chinò a raccoglierne uno, poi due, poi tre, poi ancora un altro, poi… toh!, un bel porcino: “So’ più forte di quel bischero del mi’ babbo!”, pensò Mario.
Ad un tratto, sbucò fuori un enorme lupo: “Ciao Gino!”, esclamò Mario; “Ciao Mario!”, rispose il lupo, “Dove vai?”. Disse Mario: “Dalla mi’ nonna, che palle: non sta bene e devo portarle da mangiare”. Ribatté Gino: “ Ah, allora ti saluto, ciao!”, e se ne andò pensando di precedere Mario dalla nonna.
E difatti così fu (quattro zampe sono più veloci di due): bussò alla porta e da dentro una vocina rispose: “Chi è?”. “So’ Mario”, disse il lupo. “Entra pure impiastro”, e la nonna aprì la porta con il telecomando, mentre da letto guardava alla televisione il Maurizio Costanzo Show.
Il lupo entrò e in un boccone si mangiò la nonna.
Dopo un po’ arrivò Mario, vide la porta aperta e capì tutto: varcata la soglia, guardando il letto sbottò: “Gino, ma possibile che più ingrandisci, men capisci? Passi che per la cinquecentesima volta tu ti mangi quel mucchio d’ossi de la mi’ nonna, passi che tutte le volte tu debba fare il coglione con la su’ cuffia e la su’ camicia da notte, ma che tu ci trovi gusto a fatti sparare sul culo da quel deficiente di Giacomo il cacciatore, proprio ‘un lo capisco!”. E così dicendo, dette una mazzolata a Gino, prima fra moccio e bava, poi sul groppone per fargli sputare la nonna.
Non appena la povera vecchietta si ritrovò seduta sul tappeto disse sbigottita: “Ma è possibile che tutte le volte che guardo quel buzzone mi piglia sonno? Meno male che ci siete voi ragazzi che mi fate compagnia: lo prendete con me un whiskino, o preferite fa’ ‘no stjoppo?”.

sabato 16 giugno 2007

L’occasione perduta

Non ci resta che qualche
manciata di parole,
scritte fra ciechi
pronunciate fra sordi,
e un messaggio
che si perde vano
per la nostra caparbia ottusità…
Perché Morir de amor
se palpita la vita e prepotente
ci reclama?

(Sottofondo musicale: A Remark You Made by Weather Report)